6
April

Diego Gabriele e le sue bambine

diegogabriele

Occhi Grandi. Il bianco che inghiotte l’iride sbigottita. Visi tondi, infantili, incorniciati da capelli corvini scarmigliati. Corpi acerbi contorti nel momento del dolore. Queste sono le bambine di Diego Gabriele, artista/illustratore/grafico che esporrà le sue opere nel foyer del Teatro Puccini di Firenze dall’1 al 30 Aprile.

Lo abbiamo intervistato per scoprire il suo mondo, fatto di sangue e innocenza.

Parlaci della tua arte, di come hai intrapreso questa strada.

Ho iniziato da ragazzetto, con varie scuole d’arte. Ho cominciato a dipingere più seriamente quando, nel 2003, è fallita la casa editrice dove lavoravo pubblicando fumetti indipendenti.

Ho iniziato subito con le bambine, le usavo come feticcio per esplorare il territorio dell violenza.

La tua scelta dei supporti e dei materiali è molto curiosa. Dipingi su cartone e usi soprattutto il bianco e il nero…..questa scelta deriva dalla tua formazione di fumettista?

Avevo una grande passione per il fumetto manga e questa bambina viene fuori da un fumetto che avevo scritto e mai disegnato. Inizialmente il bianco e nero erano fondamentali perchè le tele erano completamente bianche e schizzavo la tela con una pompetta usando un pigmento nero molto liquido. Raffiguravo la figura femminile solo con gli schizzi e l’idea del sangue quindi era predominante. Successivamente, quando sono venuto a vivere a Firenze, le tele costavano un po’ troppo quindi ho iniziato a dipingere su pezzi di cartone trovati per strada. Le immagini erano sempre in bianco e nero ma utlizzavo gessi, acrilico…..e ora  sta arrivando anche un po’ di colore nei miei lavori, con matite sanguigne, gessetti marroni, il celeste….

Hai lavorato come Art Director, hai collaborato con diverse riviste d’arte….cosa mi sai dire quindi del mondo dell’arte italiano?

Personalmente, vedo l’Italia come un paese molto particolare da questo punto di vista. Sono sempre stato fuori, volente o nolente, dal circuito delle gallerie. Quindi conosco poco questo aspetto, ma posso dire di conoscere bene il mondo degli artisti fiorentini. Mi sembra quasi il mondo reale dell’arte…..non è legato ad un principio puramente estetico, desidera comunicare veramente qualcosa. Non lo definirei nemmeno “Underground” perchè è molto presente!

A proposito di artisti, tu fai parte del collettivo pluriartistico dell’Improponibile. Parlaci un po’ di questo gruppo, di come è nato e di come sei arrivato a farne parte.

Ne faccio parte perchè sono uno dei fondatori! Alla fine si può dire che il progetto è nato in una birreria…avevamo voglia di raccogliere in un oggetto i nostri scritti, quindi è nata “L’Antologia Improponibile”. Da lì abbiamo capito di poter sondare diversi territori dell’arte, quindi ci siamo cimentati in performance, arte, musica, pittura, scultura, spettacoli teatrali…..lo scopo è mescolare, fare disordine, non prendersi sul serio. La galleria è un luogo troppo serio, troppo inquadrato. Vogliamo raccontare una realtà come faceva la commedia all’Italiana, mostrandone anche i lati più grotteschi e surreali.

Hai avuto esperienze anche all’estero: hai partecipato ad una mostra collettiva al Tacheles di Berlino e hanno esposto i tuoi lavori a Parigi.

Ho iniziato a lavorare con l’estero sin dall’inizio, nel 2003, avendo iniziato con l’illustrazione e con il fumetto. Ho avuto modo quindi di lavorare con Israele, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Germania. Già così avevo intravisto un altro modo di fare arte, un mondo artistico più figurativo ed intento a raccontare. Successivamente, tramite la pittura, ho potuto conoscere un altro mondo ancora, cioè quello dell’esposizione. La mostra al Tranoi Homme, evento parigino dedicato alla moda, è stata possibile grazie a Pitti Immagine, dove avevo dipinto completamente lo stand della Factory srl. è passato il curatore del Tranoi Homme, ha apprezzato sia lo stand che i prodotti della Factory quindi ci ha invitati a Parigi. Per l’occasione ho realizzato 3 quadri e, incredibilmente, hanno voluto poi  prendere una delle tele da esporre in una boutique su Les Champs Elysées…quindi ora uno dei miei lavori è nella vetrina di L’Eclaireur! Al Tacheles di Berlino ho partecipato ad una mostra collettiva ed è stata veramente una bella esperienza. Mi piacerebbe farne altre….

Hai quindi a che fare anche con il mondo della moda.

Sì, ho fatto una serie di T-Shirt per la Garpart. Siamo alla seconda collezione e entro la fine di quest’anno dovrebbe uscire la terza. Sono magliette con un taglio particolare, sono stato molto libero e si sono appassionati ai visi delle mie bimbe…..inoltre mi ha permesso di far conoscere la mia arte in negozi di alta moda come Corso Como10 a Milano e Colette a Parigi.

Inoltre hanno pubblicato articoli su Le Monde e su Le Figaro, cosa che mi ha molto emozionato!

E oltre a tutto questo hai lavorato sull’artwork del disco dei Pay, sancendo un legame tra la tua arte e il mondo musicale. Hai anche portato avanti una serie di performance live painting.

Il live painting è nato nel 2006, proprio quando ho iniziato a collaborare con i Pay. Il disco è intitolato “La ragazza col coltello” ed è dedicato proprio ad un mio quadro che Daniele Vaschi, aka Mr Granchio, comprò. Da lì ho portato avanti la fomula in solitario in vari festival come il Metarock, il Festival della creatività, locali in Toscana e fuori….

I Pay mi hanno dato la possibilità di farlo ai loro concerti alla Flog e al Mi Ami festival di Milano al Leoncavallo. Ho fatto live painting anche con Denise, Gargamella, Landscape sound….Trovo la commistione tra musica e pittura totalmente affascinante. Sono ormai 3-4 anni che lo faccio. Mi faccio coinvolgere totalmente dall’atto pittorico-musicale e noto che il pubblico apprezza. E’ veramente faticosissimo e il quadro che faccio solitamente alla fine non mi soddisfa. Ma è un’esperienza incredibile.

Parlaci della mostra al Teatro Puccini.

La Mostra al Puccini è l’ennesima soddisfazione di quest’anno. Era tantissimo che non facevo una mostra personale. Il Puccini è un luogo importante. Penso di essere l’unico a Firenze ad apprezzarne esteticamente l’architettura un po’ fascista. Quando ho visto il foyer mi sono sentito in soggezione e ho fatto subito 5 quadri nuovi. Vedo quest’esposizione come un piccolo percorso. Si possono intuire i cambiamenti del tratto, l’evoluzione della bambina. Tutti lavori su cartone, molto grandi. Ci sono due figure similreligiose, per me sono delle madonne ma sono curioso di ascoltare le interpretazioni altrui. Sarà proiettato anche un videomontaggio che documenta le varie performance pittoriche che ho fatto in questi anni.

L’ho intitolata “Ma sono nude!” perchè volevo riprendere un’esperienza buffa vissuta con i Pay! Tutte le volte che fan o amici vedono la copertina dell’album, che appunto ritrae una ragazza nuda con un coltello, reagiscono dicendo o “Che bello!” oppure “Ma sono nude!”. (ridiamo-ndr)

A proposito di lavori: che progetti hai per il futuro?

Ho tantissime idee: innanzitutto voglio abbandonare le bambine!

Vorrei partecipare a qualche concorso e vorrei fare qualche altra mostra. soprattutto all’estero. Sono curioso di confrontarmi con una situazione un po’ più internazionale. Seguirò i Pay in tour. Mi terrò decisamente impegnato! Comunque tengo sempre aggiornato il mio sito.

2 Responses to “Diego Gabriele e le sue bambine”

  1. Under Magazine » Blog Archive » Diego Gabriele e le sue bambine Says:

    [...] fonte:  Under Magazine » Blog Archive » Diego Gabriele e le sue bambine Articoli correlati: DIEGO GABRIELE ESPONE AL TEATRO PUCCINI DI [...]

  2. | Ak-house | Diego Gabriele website | Says:

    [...] Under Magazine, la nuova rivista multimediale realizzata da giovani redattori, ha pubblicato una mia intervista e mi ha dedicato lo sfondo del sito. Grazie. [...]

Leave a Reply